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Sveglia alle 4. “Mamma, con calma” “Se perdiamo la coincidenza ti rovino”. Non l’abbiamo persa, visto? Bologna. Eurostar. Roma. Metro, due linee. Colosseo. Pioggia, figurati. Mostra di Escher, splendida. Ministero. Parmense in carriera. Capo Dipartimento, Ingegner Mario “secondo cluster” Pelosi. Il ministro, il ministro. Tante belle parole a vanvera. Premiazione, flash, telecamere. Masulli, la Favaro. Strette di mano. Io che incontro un ministro del Banana II, chi l’avrebbe mai detto. Grazie del portatile, Lucio.
Milano. Tre ore. Cinque di viaggio. Io sono tanto caro e vi voglio bene lo stesso, ma è il viaggio più sconclusionato dell’anno, sappiatelo. Anna, Elena, fatevi sentire ogni tanto. Manco gli auguri ci siamo fatti, tra l’altro.
Pasqua. Grigliata dal Magna. Sono vegetariano, ma non me la sento di mancare. Alla fine mangio anche un boccone di salsiccia, che il mio stomaco digerirà con sofferenza. Un pomeriggio fantastico, da ripetere. Nel lettore una compilation homemade featuring Epica, Offspring, Apocalyptica, Kasabian, Hole, HIM, Smashing Pumpkins, Guano Apes, System Of A Down che meglio non poteva venirmi.
Modena. Paolo Rossi a teatro, un genio. Due ore a ridere delle nostre disgrazie. Teatro veramente bello per inciso. Compagnia male assortita ma prendere o lasciare. Il giorno dopo verifica di Mate, giusto per piacere.
Venezia. Gita di quarta, che sforzo. Giro culturale telecomandato. Pizzeria coi bagni esterni accanto alla cucina, che splendore. Il Ciccio che si soffia il naso nel tovagliolo, da sotterrarsi dalla vergogna. Pizza buona almeno. In San Marco c’è chi paga per farsi sbranare dai piccioni, contenti loro.
Scrutini. 7 bocciati. Ammazza, mano leggera. Cena di classe. Solo due prof sono dei nostri. Tra loro il mio incubo fatto uomo. Mia madre che mi viene a ritirare nel bel mezzo del divertimento, ore 23 e spiccioli. Grazie, di nuovo.
Mantova. Tentativo di shopping. Una pioggia che mai più in tutto l’anno. Senza ombrello. Mi rifugio in un parcheggio coperto. Ai parabrezza i volantini dei bigotti del Movimento per la Vita. Scatta il vandalo mode, li sminuzzo tutti in piccoli pezzetti. Non servirà a nulla, ma ci ho provato.
Milano. Eastpak. Tracolla militare come piace a me, colpito e affondato. Cris. Fnac Cafè. Piacevole chiacchierata. Marika e amiche, nice to meet you too. Scappo che perdo il treno. Perdo il treno, come volevasi. Quello dopo risale al paleolitico ma è già tanto che mi abbia riportato a casa.
Verona. Biglietti. Classico giro per mediastore a commentare tutto quello che ci capita sotto gli occhi. Io e Stefano che leggiamo a sbafo il libro di Giobbe Covatta divertendoci come due poveri dementi.
Stage. Attitude. Gianni e Pinotto. Pausa pranzo al Chupito. Le tre settimane più inutili della mia vita. Personale simpatico, fin per carità, ma io con l’Informatica chiudo, basta. Tra l’altro fa anche un caldo scemo e in ufficio uno psicopatico tiene l’aria condizionata a temperatura polare. Poi per forza che sei una discarica ambulante.
Volterra. Viaggio del cazzo, letteralmente. Figura di merda esemplare, anche. Merito di una segretaria frustrata e di un padre che non capisce quando è meglio lasciar perdere. Il paesino è pittoresco se non altro, magari in un’occasione diversa me lo sarei goduto di più, pazienza.
Cernobbio. Garbage. Pochi ma buoni. Prima fila. Trip my wire. Estasi completa. Shirley, ti adoro. Merchandise, due t-shirt, 50 eurozzi. Una la metto un giorno sì e uno no, l’altra è ancora intonsa. In macchina una pizza d’asporto. E due poster dello show rubati dalla mia straordinaria zia in giro per Como. A proposito: Butch, che ne hai fatto della foto poi?
Blog. Wordpress, lode a chi l’ha inventato. Ridiculous Thoughts, un nome a caso. Mi esalta troppo la cosa. “Chissà poi che gli scriverò”. Questa sbrodolata, per esempio.
Evolution. Italian Wishers. Stefano fa il reporter, io resto solo. Solo ad un festival metal, oddio. Scatta la carrambata. Cris mi riconosce. Marika, Alberto. Non ci dividiamo più per tutta l’epica giornata. Dark Lunacy e Vision Divine, prima pausa spiaggia. Orphaned Land, bravissimi. Lordi, grandi pure loro. Entombed, seconda pausa spiaggia. Sebastian Bach, un animale da palcoscenico. Attesa infinita. Finalmente Nightwish. Tarja. Tuomas. The Siren. Over The Hills. Breve ma intenso. Ne è valsa la pena, senza dubbio.
Kill Bill. Uno e due. Capolavoro assoluto. Tutto intero, il mio film dell’anno. Dire che quando era uscito al cinema nemmeno l’avevo considerato. Semplicemente perfetto, dall’inizio alla fine, in ogni minimo particolare. Uma è a dir poco sovrumana.
Gardaland. Ancora con Cris, Marika e Alberto. Tempo clemente, fortuna sfacciata. Erano anni che non andavo a trovare Prezzemolo e bisognava farlo con dei degni compagni di avventure. Afterhour in stazione a Brescia a suon di suduko tra uno sbadiglio e l’altro. Ci voleva proprio. Da ripetere anche questo. A casa mio padre sclera di brutto perché non gli ho detto chiaramente dell’afterhour in stazione. Neanche fossi un dodicenne imbambito che non ha mai abbandonato i confini domestici da solo, voglio dire.
Festa di leva. Amici che sono semplici conoscenti ormai da cinque anni. Cena e discoteca, aiuto. Al Florida. Ingresso gratis, prezzo onesto. Alcool a fiumi. Gente ubriaca dopo mezz’ora. Io che bevo a scrocco, più che altro i cocktail della Cesca che ormai sta nel mondo dei puffi. Scritte in paese, passa un deficiente in macchina che a momenti investe uno alle 4 di notte. Noi che scappiamo via temendo l’arrivo di eventuali forze dell’ordine. Attesa dell’alba al parchetto. Colazione da Silva. Alla fine si rincasa a metà mattina.
Primo giorno di scuola. Tracolla addobbata per l’occasione con le spillone di Version 2.0 prese su eBay. 5AIN = 2/3 4AIN + 1. Prima fila, porca miseria. Classe enorme. Dispiace molto per chi non c’è più. Sarà dura arrivare alla fine. E quest’anno abbiamo gli esami. “Iniziate a lavorare alla tesina”.
Milano. Orphaned Land. Concerto al quale mi trascinano gli stessi tre dell’Evolution. Merita di brutto, sono veramente un portento. Un’ora e 45 di spettacolo. Poi foto e autografi, visto che sono ragazzi di una semplicità unica. Spuntino di mezzanotte al Mc con Aldo e Vale. Nottata all’addiaccio con Alberto presso Rogoredo.
Torino. Subsonica. Stavolta è la mitica Eva a trascinarmi. Attesa sul cocker. Adorabili ragazze del ‘91. Seconda fila. Concerto potentissimo immortalato in un dvd. Io che mi maledico svariate volte per non aver mai imparato decentemente i loro testi. Ancora un grazie sentito per l’ospitalità, collega di zodiaco.
Maggiorenne. Finalmente. Regalo mamma = scanner “così la pianti di rompere”. Regalo papi = null. Mia nonna porta una torta gelato graditissima, è ancora in freezer. Fortuna che ci sono gli amici e Tim Burton che fa uscire due film splendidi a distanza di un mese.
Funerale. Mi scopro una persona molto emotiva, non credevo. Pace se metà paese mi vede piangere. Si fa strada la figura dell’Amica Affranta, che mi tratta manco fossi suo figlio adottivo. “Mamma, chi sarebbe quella?” “Una compagna di classe di tua zia in prima elementare, se ricordo bene”. Ah.
Milano. Epic Journey. Eva. Ale. Neve e sciopero dei mezzi. Messaggerie. Gamberi al Mc. Cris e Marika. Transilvania. Alberto, ci siamo tutti. Xystus, bravini. Macbeth, ottimi. Epica, fenomenali. Simone. Mark. Coen. Simpaticissimi e incredibilmente disponibili. Serata grandiosa. Nottata incredibile a casa di Ale, a ritmo di Songs Against Reason. Io che finisco per abbioccarmi sul divano.
Capelli. Lunghi. Ricci. Li odio. Piastra, lisci. Li odio meno ma non possono funzionare così combinati. Jean-Louis David, il parrucchiere più comodo che mi ritrovo. “Che bei ricci” “A me non piacciono”. Il gelo.
Autoscuola, lezioni horror di pronto soccorso e quiz a manetta. “Ma sei bravo, ricordami di prenotarti la teoria”. Sapesse che alcuni argomenti li studio mentre rispondo forse cambierebbe idea. Guide con Cristian “il freno te lo spiego la prossima volta”. Segretaria che parla come Daria Bignardi in slow motion. Signora secchiona che ha già finito tutto il libro delle simulazioni da mesi, che sa tutto e che ancora me la ritrovo a fare la studentessa, complimenti per la pazienza, tanto di cappello.
Canonica festa di Natale l’ultimo giorno. 13 bottiglie scolate. Io che brindo a qualunque cosa. Pandoro, panettone, biscottini, cioccolatini, schifezze assortite che fanno sempre tanto bene. Discorso della preside, vai Gigia. Dvd in laboratorio, non era la prima volta. Siamo una classe grandiosa, poche storie. Per inciso, dalle foto si evince che i miei capelli erano classificabili come tentativo abortito di acconciatura. Fa piacere.
Ultimo dell’anno. A Rivalta con la Lu. Comunque vada sarà un successo. Di certo sarà qualcosa di più emozionante e movimentato che vedere Donnie Darko a casa per i fatti miei come ho fatto l’anno scorso. Buon 2006, miei tre lettori.
















Manu Chao
Cocteau Twins
Ké
Sybil Vane
David Bowie
Serj Tankian
Trans-Siberian Orchestra
Blondie
Baustelle
Portishead



