Io ci avevo creduto, mi ero illuso, ero quasi felice. Era troppo bello per essere vero, ça va sans dire.
Un’altra volta in 20 anni era successo, unico precedente due anni fa. Bang, ora tocca anche a noi. Cosa si fumano in ministero, voglio saperlo, cosa si fumano? Cosa passa Micciché? Roba buona immagino. Roba della quale quello stronzo del vostro webmaster deve avere evidentemente abusato pubblicando delle parole a random sullo scintillante sito governativo giovedì scorso. Che bello, che bello, informatizziamo l’Italia. Mandaci opuscoli, Lucio, ne abbiamo bisogno tutti. Controllare prima no, eh? In effetti ci mancava l’ennesima ragione per non votarvi ad aprile, grazie per avercela fornita.
Passando al piano personale: sono un uomo finito. Io di Sistemi non riuscirò mai, mai e sottolineo mai a capirne più di due parole di seguito. È più forte di me. La odio. La odio. La odio. Mi ha avvelenato la quarta, mi sta avvelenando la quinta e mi avvelenerà l’esame. Non capisco che senso abbia tutta quella roba, cosa me ne freghi di sapere se una rete è 10base5 o 10baseT e soprattutto perché io queste cose le debba sapere adesso e così, (non) spiegate in fretta e furia perché “siamo indietro” anche se la quinta dello scorso anno le stesse identiche cose le faceva a fine maggio. Io non ce la faccio, ci metto tutta la mia buona volontà ma non ce la faccio. Questo quadrimestre mi sono salvato che per strane coincidenze astrali non dipendenti dalla mia volontà due prove su cinque le ho saltate e non me le ha fatte recuperare. Il prossimo non so, è sempre un terno al lotto. Una lezione che consiste in un ingegnere elettronico che parla e parla e parla e tu non capisci un cazzo di niente e riesci a prendere degli appunti sotto forma di frasi monche stenografate non è una lezione. È una conferenza, una convention, un comizio dove chi ha la parola deve impressionare il suo pubblico, né più né meno. “Ma all’università fanno così”. Ma io non sono all’università cristo santo, sono qui per cercare di imparare pur con la consapevolezza di aver sbagliato scuola in tronco quando ero piccolo e ingenuo. Volevo evitare il latino, dico, si può essere più cretini? Avrei fatto cinque anni come niente. Non vado male, è vero, ho incontrato dei compagni di avventura straordinari che non sostituirei per nulla al mondo, ma resta il fatto che non sono un informatico e men che meno un sistemista e di qui a quattro mesi devo dimostrare di essere un bravo perito. Io mi ero fatto tanti progetti sulla maturità, pur essendone terrorizzato. Volevo provare a fare un buon esame e lasciarmi alle spalle tutto. Dimostrare a me stesso che potevo farcela. Ora vedo questi progetti sgretolarsi e la prospettiva sempre più concreta di uscire con un voto mediocre senza arte né parte. Come quell’80 di mia cugina che ha sempre avuto almeno due debiti all’anno. Oh, è sempre un 80, eh. Vabbè. Ma che tristezza.
Perdonate il melodramma. È stato ispirato da un ascolto in loop di Mutter dei Rammstein. Mi aiuta a scaricare la tensione, alla pari di sminuzzare un giornale in tanti piccoli pezzetti (giuro che è vero, oggi ho sacrificato alla causa un CorSera di settimana scorsa).
Lo sai che hai firmato la nostra condanna a morte, vero, revisionista del cazzo?
Mi ammazza il template, ma era troppo bello per non inserirlo: il mio radio blog! Per ascoltare basta avere il flash installato e premere “Zap!”, per il resto fa tutto lui.
Tra le altre il ritorno della band italiana più amata oltreoceano, una vecchia canzone citata anni fa dai Nine Inch Nails, un capolavoro di elettronica nordica, un pezzo di un geniale artista inglese, una perfetta colonna sonora invernale tra metal e atmosfere natalizie e la lunga ballad che ha dato vita alla coppia cinematografica del momento. Enjoy.
Nonostante la maglia propiziatoria, un errore. Ecchessaramai. D’altronde con la scheda inaspettatamente idiota che avevo era difficile farne di più, esente com’era dai miei vari incubi che rispondono ai nomi di RCA, freni squilibrati, spia di Insufficiente Pressione dell’Olio nel Motore e cosa cacchio guido con la patente A1. Mi sa che la cavolata l’ho infilata in quella del segnale mobile di pericolo alias triangolo anche se non ho nemmeno controllato alla fine. Prima di archiviare per sempre il consunto volumone quizzaiolo, ci stanno alcune brevi, futili e immancabili considerazioni sparse.
- Il percorso per la Motorizzazione Civile di Mantova è studiato come ripasso in itinere. Non ho mai visto così tanti segnali stradali diversi tutti insieme. Mancavano solo il pericolo di allagamento e gli animali selvatici vaganti e poi facevamo tombola.
- La Motorizzazione ha sede in un tetro parallelepipedo fascio style con le letterone a caratteri cubitali progettato per incutere terrore puro a chiunque si avvicini. Ancora che nel nome non ci sono U che altrimenti ci scommetto le avrebbero scritte con le V come nei tribunali.
- Una volta nell’atrio hanno iniziato a chiamare i nomi, tutti tranne me, ovviamente. La tipa era già pronta a chiudermi fuori, poi gliel’hanno detto e mi ha piazzato in prima fila, strano.
- Esamina le pratiche e arrivata alla mia bofonchia qualcosa di incompresibile. Mancloriginaledelcertificatmedico. Manca l’originale del certificato medico, tradotto per i terrestri. Mi guarda malissimo neanche me lo fossi mangiato un secondo prima. È colpa dell’autoscuola ciccia, fattene una ragione.
- La saletta dove ci hanno fatti accomodare è identica a quella del college di Canterbury (o era quello di Chester?) dove avevo fatto il test d’ingresso prima di iniziare le due settimane estive di Inghilterra nel 2003 (o nel 2004, nel caso). Una sensazione di déja-vu mai vista, e scusate il gioco di parole.
- La biro nera che mi ha dato il tipo dell’autoscuola e che ho fatto girare convulsamente tra le mani per un’ora prima di usarla non verrà mai e poi mai restituita ma resterà per sempre tra le mie cose più care. Quando verrà il momento voglio essere sepolto con lei, si sappia.
- Una ragazza con dei jeans strettissimi e due prosciutti al posto delle gambe alla notizia di aver fatto 3 errori a momenti possiede carnalmente l’esaminatrice.
- Un ragazzo alto due metri si è visto recapitare 12 errori senza battere ciglio. Contento lui.
- A un altro è stata brutalmente annullata la pratica. Dalla foga e dal piacere intrinseco con cui la donna dietro la scrivania l’ha fatto mi aspettavo che provvedesse da un momento all’altro a estrarre un fornellino da campeggio per eliminarla fisicamente.
- All’esterno, dopo aver saputo il risultato, per qualche strano motivo mi è venuta l’inspiegabile tentazione di abbracciare gli altri due provenienti dalla mia autoscuola, mai visti prima. Poi non l’ho fatto per non correre il rischio di essere internato. Mi sa che se mi fosse capitato avrei avuto la tentazione di abbracciare anche un pupazzo di neve in quel momento.
Il server del ministero è down, ma gira voce che nella seconda prova ci toccherà Informatica.
Sia ringraziato il cielo.
Qui c’era una playlist cliccabile. Sapevatelo.
Edit: appunto, c’era. Ora non va più una cippa. Son cose.
[Post inutile su problemi inutili che un anno fa non immaginavo nemmeno lontanamente di poter mai avere]
“Ah guarda che non c’era quello che volevi tu, te ne ho preso uno simile.”
Simile. Entrambi hanno la confezione verde, sì.
Però porca boia se uno si chiama Hydra-Lisci e l’altro Hydra-Ricci un motivo ci sarà: il primo i ricci li riduce in stato vegetativo mentre il secondo li incentiva a moltiplicarsi. E si vede. Proprio ora che il mio ego e i miei capelli avevano faticosamente siglato l’armistizio.
A questo punto delle due l’una: o non li lavo fino a venerdì quando faccio la volata al supermercato in città oppure mi rassegno a passare il resto della settimana nei panni del quinto Cugino di Campagna.
Premessa: io fino a qualche tempo fa avevo l’insano hobby di scambiare materiale audio video cranberriano rigorosamente non ufficiale con altri fanatici in giro per il mondo. Era una cosa che mi divertiva da morire e trovavo dannatamente affascinante spedire una busta e riceverne in cambio un’altra, per la gioia del sistema postale terrestre. Cassetta dopo cassetta, bootleg dopo bootleg, arrivai a un punto che non ce la facevo più a continuare. Per copiare una vhs assemblando vari spezzoni registrati qua e là ci perdevo giornate intere, i nastri alla lunga si autodistruggevano (così facendo ho irrimediabilmene lesionato il master originale del mio primo concerto, cosa che non mi perdonerò mai) e i mezzi a mia disposizione erano a livello di 3×2 all’Unieuro, l’ottimismo vola e tu ti compri delle patacche. Decisi così di lasciar perdere e piantarla di trafficare con prese scart e cavettini vari, avendo ormai accumulato una quantità di materiale in grado di narrare la storia del mio primo vero amore musicale sotto forma di apparizioni televisive e filmati amatoriali ripresi dall’ignoto benefattore di turno.
Per quello che ancora mi manca c’è Internet. Se voglio condividere qualcosa mi basta trasformarlo in mpg. Fine.
No, fine un accidente. Capita che durante i miei commerci (oltre a insospettire non poco i mai troppo discreti dipendenti del mio ufficio postale che arrivano a chiedere a mio padre che cosa spaccio) conosco una tizia americana. Simpatica, ci mancherebbe. Scambiamo qualche vhs e una decina di cd in un paio di giri, io preparo gli imballaggi a prova di bomba H mentre lei pianta tutto in uno scatolone dell’US Air Mail a random, ma pazienza, la roba è sempre arrivata più o meno intatta. Bene, è stato un piacere, tante belle cose. Lei però ha l’innata dote dell’insistenza sfiancante: di tanto in tanto si rifà viva, proponendomi ogni volta il suo sterminato elenco di roba dalla quale attingere che mi fa venire degli attacchi di bile e riempie metà casella e-mail. Se non le rispondo in un giorno me la rimanda. E così via in un loop infinito che termina temporaneamente quando pigio il bottone “reply” e le dico che in questo momento sono “molto occupato” e che magari mi farò sentire in futuro. Non me la sento di dirle in faccia che non me ne frega più niente e che rompe le scatole non poco, quindi poi non la contatto più per mesi ipotizzando che una persona normale in un frangente simile si renda conto che si tratta di una causa persa e lasci morire lì il tutto. Ma lei no e ultimamente ha ripreso a fare quello che le riesce meglio. Alla quarta mail le ho risposto che mi dispiace moltissimo ma non ho più il tempo che avevo prima di occuparmi di queste faccende, che mi devo concentrare su altre cose più importanti, che lo studio sta diventando particolarmente difficile ecc. ecc. e che quindi ho deciso di smettere di copiare vhs e balle varie. Dopo poche ore c’è posta per me. Testuale:
Ok can you tell me how much it would be per VHS tape?
I Within Temptation all’Evo 2006!!!
Non so nemmeno se per quel periodo sarò ancora in grado di intendere e volere ma fa niente, io ci sono.
Woo-hoo!