My apocalypse is neaaargh
La parte di me che adora le donne che si danno al rutto libero ha oggi scoperto My Apocalypse, nuovo, rilassante video degli Arch Enemy. La dolcezza e la femminilità di Angela Gossow lasciano sempre esterrefatti.
Che dire, la simulazione di terza prova mi ha devastato. A parte che ero davvero preparato su due materie su quattro e che per il resto ho giocato a gira intorno al concetto usando parole forbite, io a fare tre ore chinato su un fascicolo di fogli sclero di maledetto. Con tutto che sono girati bigliettini dimensione A4, che chi doveva controllarci era occupato a comprare radio usate su eBay e che questa era tutto sommato la tornata facile (per il ritorno settimana prossima si prospetta qualcosa di simile alla palata sui denti, solo più violenta).
Causa neuroni impegnati a giocare a briscola occupazioni del pomeriggio sono state:
Poi ho acceso la tv, giusto in tempo per leggere “Padre Pio fallo vincere” nel sottopancia di Verissimo. Direi che per oggi può bastare.
Perché almeno una volta nella vita eccetera eccetera.
Sono due giorni che rido alle lacrime con questo.
Compile. Execute. Throw Exception. Compile. Execute. Implement. Compile. Execute. Extend. Compile. Execute. 4 8 15 16 23 42. Execute.
Due giorni che mi atteggio a programmatore coi controcazzi e già ne sto uscendo scemo. Mi sento il robottino dei Daft Punk. Charge it, point it, zoom it, press it, snap it, work it, quick- erase it. Mi sto anche disaffezionando al blog. All’inizio scrivevo tre post al giorno, ora se va bene ne faccio uno a settimana. Con Altervista che mi sta col fiato sul collo perché ho messo gli sponsor tutti in una pagina sola e questo viola Il Regolamento. Perché si sa, per un centesimo all’anno che vedrò verosimilmente nella prossima vita potrebbe andare in crisi l’intera economia globale.
Nel frattempo ci siamo liberati del banana. Lunedì scorso pensavo di morire. Inutili dirette, torte, forchette, il povero cristo della Nexus che non ne indovinava una. Quel 49.9 vs. 49.7, tutti che avevano vinto, nessuno che aveva perso, l’immagine di un paese che restava ancorato alle barzellette di un vecchio mitomane delirante in tacchi e doppiopetto per altri cinque lunghissimi anni. Mal di testa e mal di tutto, con due materie da preparare per il giorno successivo che ho sfogliato svogliatamente alle 11 di sera. Poi l’ha spuntata il mortadella, per merito di chi ha fatto le porcate all’ultimo minuto. L’elettorato mantovano che popola per sbaglio una quinta di informatica mi ha stupito, comunque. Alla faccia della segretezza del voto ci siamo fatti i nostri bravi exit poll pubblici. Intanto tutti abbiamo votato, ed è già tanto. 50 % + 1 a sinistra, ed è fin troppo. Solo uno per sbaglio al banana, e peccato che la mia classe non sia rappresentativa della popolazione nazionale. Chi “meglio fascista che frocio” alla fine vota AN, ed è il male minore. Chi incarna la perfezione in tutti i campi della conoscenza umana alla fine mi casca nella cabina elettorale e mi vota UDC, ma vabbè. Categoria a parte sono gli elettori della Lega che lo fanno perché a) sono ignoranti, b) sono razzisti, c) “di là c’è Vladimir Luxuria”. Sull’altro fronte tutti Ulivo, un comunista e un dipietrino. La Rosa nel Pugno me la schifano tutti indistintamente. Solo io ho fatto scivolare la matita a destra del rametto. Non ne sono nemmeno troppo convinto, ma tanto la coalizione era quella e quindi va, diamo un segno a Ruini. Tanto non ne fanno di strada, ma è bello illudersi lo stesso.
Sono qui che scrivo di politica spiccia alle due di notte. Volevo parlare di altre cose ma alla fine è rimasto tutto nella mia mente, pensiero istantaneo subito resettato (è noto ai più che dovrei espandere la ram, oltre che partizionare il cervello e installare la Debian nell’emisfero destro). Taglio che sto delirando apertamente. Buona Pasqua in ritardo.
Per fare una partita alla “Repubblica” occorre essere iscritti a una compagine politica: ce ne son decine tra cui scegliere a seconda del colore, anche se ultimamente il nero va per la maggiore.
Una volta che si è in squadra - o in squadraccia - è importante aver le natiche al posto della faccia per riuscire a reggere la fase atletica, con più tensioni: la campagna acquisti, detta anche “le elezioni“.
Caratteristica della “Repubblica” è di esser gioco a palla multipla, ma senza limiti di numero, volume o qualità di sorta: ognuno inventa le sue palle e poi le spara a propria volta.
E il pubblico pagante che finora è stato zitto decide chi tifare, esercitando un suo diritto, credendo a quelle palle che lo fanno più contento e premiandone l’autore con un posto in Parlamento.
Quando sei in cabina e giochi la schedina ricordati che sei colonna di un sistema.
Valuta un po’ prima: rametto o bandierina? Scegli attentamente il tuo prossimo problema.
II Parlamento è uno stadio tutto pazzo: due curve a gradinate senza un vero campo in mezzo, rinchiuse in due palazzi in cui s’attizzano gli scazzi tra schiamazzi e rubamazzi, istituzionalizzando gli intrallazzi.
Si aprono le danze tra le squadre elette e parte il walzer delle alleanze, in cui vengono stretti tutti i gatti con i sorci, i cani con i porci, in quell’unico bestiario che dovrebbe governarci.
La maggioranza vince, il resto fa l’opposizione, un manipolo di eletti forma una delegazione, va dall’arbitro sul colle per prestare giuramento forgiando nuove palle da buttare in Parlamento.
‘Ste palle - dette “leggi“, per via del peso scarso - avuto un voto, un veto, un Vito ed un ricorso, galleggiano tra i banchi tutto quanto il santo giomo: da destra a sinistra a destra e poi ritorno.
Quando sei in cabina e giochi la schedina ricordati che sei colonna di un sistema.
Valuta un po’ prima: rametto o bandierina? Scegli attentamente il tuo prossimo problema.
Nell’ ultimo periodo il gioco è fatto statico, monotono, le palle son talmente enormi che manco rimbalzano, ma schiacciano le regole e all’ arbitro che estrae un cartellino danno pure del daltonico: bazzecole, il peggio ha da succedere.
Qui stanno convincendo il pubblico a pagare senza scegliere, abbonandosi al satellite e restando tutti a casa, usando il nome di “Repubblica” per tutta un’altra cosa: uno sport che si gioca su una piazza da un balcone, dove uno urla qualcosa e tutti gli altri che ha ragione.
Brutta razza ’sti tizi che in terrazza dirigon con la mazza un gioco in cui s’ammazza chi non si sollazza!
Da un bel pezzo c’è st’andazzo e non prendetemi per pazzo se ipotizzo ’ste compromissioni storiche, ma qui nel nostro Stato il campionato vien giocato solamente da due squadre con le maglie identiche.
Quando sei in cabina e giochi la schedina ricordati che sei colonna di un sistema.
Valuta un po’ prima: rametto o bandierina? Scegli attentamente il tuo prossimo problema.
Sono ufficialmente dipendente da Lost. Arrivo tardi rispetto al resto del mondo per cui ovunque mi muova sul web incappo in uno spoiler, quindi sto fermo col fiato sospeso finché Azureus non mi mette al corrente con la seconda stagione. Non amo particolarmente le serie, le uniche alle quali mi sia mai appassionato veramente sono CSI e Six Feet Under, ma questa è il non plus ultra, meglio di Grissom, meglio dei Fisher, meglio di tutto. Il Golden Globe più meritato della storia. Ho già stressato tutti con questo telefilm e ora stresso anche voi: procuratevi in qualche modo il Pilot, poi ci si vede in un’altra vita.
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Non mi sembra vero di guidare da una settimana. Andare e tornare da scuola in totale indipendenza è una sensazione di libertà unica. Evitare come la peste le corriere con le quali ho convissuto fino a ieri, la varia umanità che le popola, gli innumerevoli viaggi in piedi, gli autisti modello Parigi-Dakar che ignorano l’esistenza della frizione, i finestrini dai quali piove dentro, i sedili sfondati, le vecchie che “no, è occupato”, i primini che urlano e, se presenti, si tirano le cimici, i controllori, sempre e comunque, anche se poveretti è il loro lavoro e cosa vuoi farci, le corse soppresse, i guasti nei giorni che “devo assolutamente essere in orario oggi”, la noia e il grigiore di tutto l’insieme. Whoa.
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Ci ho messo due giorni per compilarlo, ma da qualcosa bisognava pur partire e quel piccolo, anonimo ed innocente player mp3 open source in java faceva proprio al caso mio. Naturalmente ora che so che funziona mi sento moralmente autorizzato a saccheggiarlo per la mia scoppiettante tesina che ne sono certo, finirò entro luglio. 2007.
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Non sapevo di adorare così tanto Enjoy The Silence. Invece è da quando ho preso Karmacode dei Lacuna Coil che la ascolto in continuazione. Nella loro versione, si intende. Appena ho un secondo la piazzo nel radioblog qui sotto (qualcuno di voi se lo fila il radioblog? no?) che stramerita. Anche il resto del disco dopo un paio di ascolti prende di brutto, ma quella è una perla. I Depeche Mode sono unici, il 90% delle volte che li sento riescono a lasciarmi del tutto indifferente e non appena qualcuno (ma proprio chiunque) li coverizza io automaticamente mi innamoro delle loro canzoni. Era già successo con Stripped versione Rammstein, Personal Jesus versione Reverendo e anche Never Let Me Down Again versione Farmer Boys feat. Anneke dei Gathering. Bon, ora con Enjoy The Silence siamo a posto. Avanti il prossimo.
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Non so perché lo scrivo qui ma lancio lo stesso questo disperato appello: sapete come far andar via le macchie d’olio? Perché si dà il caso che il webmaster qui presente martedì abbia avuto la brillante idea di prendere la pizza d’asporto a 1 euro da Ketty e si sia impataccato la magliettina blu dei NIN nuova nuova che esibiva orgoglioso come un tacchino. Se capitate a Mantova e avete fame, vi consiglio la pizza d’asporto da Ketty a 1 euro: non è unta proprio per niente.
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Prima di chiudere, ci tengo a dirlo: sono un coglione.
Io dell’informatica non ci capisco un tubo.
Lucio Stanca, ministro dell’Innovazione Tecnologica, mio mito personale e fiore all’occhiello dell’attuale compagine governativa.
