Vento d’estate
Io vado al mare, voi che fate?
La qualità è più che pessima, ma non si butta via niente: La guerra è finita (mpg, 1:57, 21 MB).
Per finire, questa è la setlist.
Qualche ora fa sono andato a vedermi i Baustelle, qui, gratis, da solo. Ci ho messo il doppio del tempo ad arrivare e non ce l’avrei mai fatta a indovinare la strada giusta senza l’aiuto di un vecchietto psicopatico (ma tanto gentile) ma ne è valsa la pena, urca se ne è valsa la pena. Preceduti dagli Amélie (bravi, un tantino già sentiti ma meritavano solo per le cravatte colorate stile Reservoir Dogs), i quattro (più due) toscani naturalizzati milanesi hanno suonato quasi un’ora e mezza pescando un po’ ovunque nel loro repertorio senza timore di proporre pezzi vecchi e ahimè sconosciuti ai più. Stupende tutte e 15 le tracce, testi mai (mai, ma davvero) scontati ed esecuzioni perfette. Un romantico a Milano ha sempre il suo bel perché poi. Francesco (dal vivo quasi carino, nonostante la divisa da spaventapasseri), Rachele e gli altri sono dei grandi musicisti oltre che poeti come ne trovi pochi in Italia oggi.
Da segnalare che ho seguito il concerto in prima fila con a destra il Fan Ufficiale Delegato per le province di Mantova e Reggio Emilia (avete presente quello che potrebbe avere davanti il gruppo del vostro amico dell’asilo e saprebbe ugualmente tutte le parole di tutte le canzoni? Ecco.) e a sinistra un esemplare comune di Coppia di Mezza Età che la Sa Lunga e che Non Tace Mai Quando Dovrebbe. La quale nel giro di cinque minuti e prima che salissero sul palco è riuscita a dire che: “lui ha due chitarre e chissà cosa se ne fa” (suonarle, forse?), “hai visto lei, quanta roba che si fa portare da bere” (due bicchieri di un non meglio precisato intruglio), “un solo LP, pff” (La moda del lento e Sussidiario illustrato della giovinezza a quanto pare non sono classificabili come tali), “tanto sono degli esordienti” (sono due anni che ne parla chiunque, ma concordo che no, non sono i Pooh), “sono decisamente in ritardo” (i supporter dovevano ancora finire di levarsi dai piedi) e, di conseguenza, “se la tirano troppo” (perché suonare gratis davanti a centocinquanta persone in un paesino di duemila anime questo è, tirarsela).
Con sboronaggine assoluta annuncio inoltre al mondo che posseggo la setlist dei Baustelle a Casoni, una cosa per la quale su eBay venderebbero anche la madre, ci scommetto (autografata da nessuno, ma pestata dal tecnico e son cose). Le foto a breve, ce ne sono di figose e cosa fondamentale, non flesciate.
Ho appena visto i Delta V a Una voce per Padre Pio. Ditemi che mi sono sbagliato e non erano veramente loro. Per favore.
Avvertiamo la gentile clientela che tenutario del qui presente blog sarà out of order fino a lunedì.
Prendere la patente.
Diplomarsi col massimo dei voti.
Vedere l’Italia vincere il mondiale.
Celebrare un anno di blog.
All that we wanted,
All that we choose to lead.



Tra ieri notte e oggi ho giocato a fare il vj e a compilare monografie.
Se avete tempo da perdere, buona visione.
E se volete salvarvi qualcosa, prego.




Anche quando con Giovanni Paolo II siamo andati in Nicaragua, Daniel Ortega venne alla messa. A Varsavia durante il periodo comunista Wojciech Jaruzelsky fece altrettanto. E quando andammo a Cuba, neppure Fidel disertò la messa.
E c’è da andarne orgogliosi, c’è da andarne.
