Entwined together now
Lo so, mi sto godendo un po’ troppo la vita, e dalla settimana prossima tutto cambia, e se non studi vedi tu come finisci, e guarda se si può spendere così tanto, e se vai avanti così di strada ne fai poca.
Sì.
Però i Lacuna Coil non li avevo mai visti e le chiavi dell’appartamento meneghino tanto le avevo. Carpe diem e martedì ero all’Alcatraz, dopo quasi un’ora di bus (e sbagliando solo una volta, e stupendomi di me stesso). Alle 8 sul palco gli evitabili Node, le prime file ahimè già occupate. Pubblico variegato che nell’attesa riesce a farsi amabilmente odiare (le due ciminiere davanti a me le avrei fulminate, ma anche quello che mi schiacciava la spalla sinistra senza alcun motivo e il gentleman che insultava i poveri Poisonblack - che li ho seguiti poco ma sono stati bravi). Cristina e soci non salgono sul palco prima delle 10, presentandosi con il volto coperto da anonime maschere che fanno tanto Slipknot versus Jason. You Create e What I See aprono uno show molto potente, molto nu e molto (troppo, ma era inevitabile) Karmacode-oriented. I Lacuna dal vivo spaccano e lo fanno dannatamente bene, con i due cantanti che scorazzano per il palco sprigionando un’energia unica. In ordine sparso i sei milanesi più famosi d’America infilano le scariche rock di Fragments of Faith, To The Edge, Fragile, Devoted, In Visible Light, lasciando spazio solo per 1.19 (”unoediciannove, un tuffo nel passato”, ovvero il lontanissimo e dimenticato 2001…), la magnifica Daylight Dancer e l’inaspettata (ma estremamente apprezzata dal sottoscritto, e da pochissimi altri) Entwined. Per buona parte dei presenti vale l’equazione Lacuna Coil = Karmacode, considerato che praticamene nessuno riconosce l’intro di Swamped (in compenso a un certo punto parte l’immancabile Ollellé Ollallà, e se ne sentiva davvero il bisogno). Cristina e Andrea, camicia bianca e stilosissima cravatta nera griffata LC, tra un pezzo e l’altro si rivolgono al loro pubblico in modo meno strafottente del solito (”mettete via quei cazzo di ombrelli!” all’Mtv Day, peccato diluviasse), non caldissimo per essere la loro città, ma nemmeno troppo freddo. Dedicano un pezzo a un amico scomparso, ringraziano per il calore del pubblico e per il fatto che sono diventati quello che sono diventati, pur essendo italiani e tutto quanto. Accattivamente il nuovo singolo Closer e molto bella (seppur ignota al sottoscritto) la b-side Virtual Environment. Delirio puro con la cover di Enjoy The Silence e il classico Heaven’s A Lie, proposti come bis prima di chiudere con lo riempipista Our Truth, dopo poco più di un’ora e un quarto di show. Breve ma intenso, anche se resta l’amarezza per i tanti, stupendi, pezzi del passato trascurati dalla setlist (uno su tutti: Senzafine. E poi Angel’s Punishment, When A Dead Man Walks, To Live Is To Hide e perché no, qualcosina da In A Reverie). Come al solito non riesco a raccattare nessun gadget (plettri, bacchette, scalette, nemmeno le bottigliette d’acqua che lanciano i tecnici) e mi avvio all’angolo merchandise, dal momento che non posso tornare a casa a mani vuote. Alla fine compro la longsleeve con le maniche grige, mi sembra la meno peggio. Per inciso, il bancone è alto almeno un metro e cinquanta, c’è una giapponesina che non ci arriva nemmeno, poveraccia, chissà su cosa l’hanno tarato quelli dell’Alcatraz quando l’han costruito. Spesi i canonici venti euri ritorno in zona palco per beccare il gentilissimo Marco Coti Zelati (in canotta più Articolo 31 che mai) che mi autografa il biglietto, unico dei sei a incontrare anche i comuni mortali al termine dello spettacolo. Il resto della band è già impegnato nell’aftershow con accreditati, stampa, amici, raccomandati sparsi e non si fa vivo. Ci sbattono fuori dal locale, con estrema gentilezza e a un quarto a mezzanotte sono già pronto a ripercorrere tutta la città per sfoggiare quella che nei prossimi anni sarà la mia casa dei giorni feriali.
Le foto della serata sono poche e alquanto schifide, ma dalla sesta fila non si può pretendere troppo. Se vi accontentate di poco, eccole:









































Manu Chao
Cocteau Twins
Ké
Sybil Vane
David Bowie
Serj Tankian
Trans-Siberian Orchestra
Blondie
Baustelle
Portishead



