Sbucata fuori da chissà dove, voilà la famosa Director’s Cut di Smells Like Teen Spirit, quella che Kurt “very much disliked”:
Nei commenti di YouTube viene unanimamente distrutta, per quanto mi riguarda la base buona già c’era nell’idea di Bayer e gli accorgimenti di Cobain hanno completato l’opera. La differenza tra le due versioni non è drastica (il personaggio dell’insegnante scemo mantenuto solo nella scena finale, tagliato il preside infastidito, niente striscioline argentate, il primo piano di una comparsa eliminato, la luce sparata in faccia e sulla camera, qualche scena montata diversamente), ma significativa: il clip riveduto e corretto acquista un’aura di rabbia, serietà e disperazione che nella versione primordiale risultava sfumata dalle scenette con il cappello da somaro e il megafono, tanto che alla fine pure l’uomo delle pulizie diventa partecipe della rivolta alla pari del pubblico pogante e delle cheerleader anarchiche. E la canzone, complice Mtv, si trasforma nel manifesto di una generazione che conosciamo.
Ho fatto un giro al (sobrio e intimista) Mondadori Multi Center, di fianco al Duomo. 5 piani, dei quali 4 di fuffa e uno, interrato, di roba a muzzo. Niente cd. Dvd piazzati in un angolo, come se nel progetto originale non fossero stati previsti. I libri ci sono, organizzati alla membro di segugio, ma ci sono. Per esempio, i best seller li trovi dovunque ti giri, ma un ordine per autore come dio comanda te lo sogni. Scarsissimo l’assortimento dei testi in lingua (ma c’è lo scaffale coi libri in russo, fondamentale). C’è lo sconto fino al 30 a seconda di quanti ne compri, sì, ma il reperibile di Palahniuk già l’avevo fatto mio nelle scorse settimane e di appetibile (per i miei gusti raffinati, ovvio) c’è pochino. Giusto Travaglio e un paio di classici, per non dare troppo nell’occhio.
L’ambiente è asettico, ultra chic, ultra incasinato (quasi peggio della Feltrinelli-labirinto dall’altra parte della strada) dietro un apparente ordine minimalista. Marmi e vetri come se piovesse, ma l’ascensore non funziona. È frequentato da gente in giacca e cravatta che ti guarda male. Anche la security, ti guarda male. C’è una specie di ristorante al secondo piano che non si capisce che ci sta a fare, assieme a un accenno di cartoleria (aka il festival del gadget colorato e superfluo). La parte tecnologica è una sorta di show room di cose bellissime che non comprerai mai. In cima cima ci sono libroni d’arte, anche quelli che non comprerai mai (a meno di vendere un rene).
Le casse stanno al pianterreno, in una sorta di vicolo cieco. Se sei in coda all’ultima per uscire devi farti strada tra la gente in fila alle precedenti. Insomma, è il trionfo della praticità. Chi le ha progettate è un genio.
Starò diventando esigente in fatto di mediastore, ma la Fnac di via Torino è semplicemente un altro mondo.
Scopro or ora che mi hanno resettato l’account di YouTube.
La playlist di Bayer se interessa c’è ancora, anche se ormai è praticamente un catalogo di roba morta. Come il box dei Random Video su a destra, del resto.
Vabbè, è stato bello finché è durato.
Io parlo difaccio amabilmente a pezzi un campione di un quiz e lui bang, sbuca nei commenti. E nonostante premetta di essere permaloso e sia largamente autorizzato, quanto meno, a mandarmi in quel posto solo andata replica in modo sorprendetemente pacato e diplomatico.
Un grandissimo, punto.
Sempre che non cambi idea e mi denunci.
Temo che questo post uscirà come qualcosa di tremendamente patetico. Anzi, lo so, per cui me ne scuso in anticipo. Non so nemmeno che scrivere a dire il vero, ma sono troppo preso bene per non fotografare il momento.
Nonostante le quasi tre ore di macchina. Nonostante il traffico immane. Nonostante le strade allegramente sbagliate. Nonostante la viabilità assurda di Roverbella. Nonostante il livello di impedimento medio-alto al volante. Nonostante l’inspiegabile mal di gambe.
Sono reduce dalla ormai classica grigliata* pasquale di classe e non ci posso fare niente, è un appuntamento che anno dopo anno acquista un’importanza sempre maggiore, almeno per me. Uno dei pochi momenti nei quali staccare veramente dalla monotonia, dalla routine, dalle preoccupazioni e dalla miseria della vita quotidiana. Uno dei pochi momenti nei quali sentirmi veramente in pace con me stesso, circondato da alcune delle persone più speciali che abbia conosciuto in vita mia. Un gruppo di quelli che ci vuole una serie di coincidenze astrali notevoli per assortire così bene in modo praticamente randomico. E che spero non si sfaldi mai, nonostante le strade si siano separate lo scorso luglio. Non si tratta solo di un raduno di ex compagni di classe, giusto per aggiornarsi su chi fa cosa ora che. Per dire, con quelli del biennio non credo di essere mai uscito una volta, a parte una manciata di compleanni di una tristezza assoluta all’epoca (dei quali uno che ricordo abbastanza distintamente, che ha visto il sottoscritto sfrantumarsi i cosiddetti in un parco assieme a un paio di altri poveri pirla, mentre il festeggiato si faceva i cavoli suoi con la sua compagnia). Lo so, avevo sì e no 15 anni, ed essere in pochi e trascorrere insieme un periodo di tempo piuttosto lungo mentre si matura è decisamente un’altra cosa, ma non avevo mai legato così tanto con nessuno prima di varcare la soglia della 3AIN. Non con gente che vedevo tutti i giorni per lo meno. E in tal senso caspita se sono felice di aver scelto Informatica. Io a questi ragazzi (e ragazze, poche ma buone) voglio veramente bene, e me ne accorgo più passa il tempo. Per cui grazie di esistere.
E non cambiate mai.
* sì, nonostante sia vegetariano convinto. Il cibo per che scrive è solo una componente accessoria, per non dire superflua, dell’evento.
Volevo scrivere questo post qualche giorno fa, ma poi ne han parlato nel calderone mediatico di Striscia e mi ero definitivamente convinto che trattatavasi di Pesce d’Aprile. Talmente assurdo da essere quasi verosimile.
Non fosse che lo spot di questa fantomatica agenzia immobiliare di Sant’Arcangelo di Romagna che propone villini in collina che si trasformeranno “nel giro di 15 anni, grazie al progressivo innalzamento delle acque” in stupende case in riva al mare continua ad andare in onda, abbondantemente passato il 1° aprile, sia su Mtv che su La7. Con un laccatissimo presentatore che sembra la versione romagnola del personaggio di Fabio de Luigi ai vari Mai dire, quello che sfotte il “vecchio abbonato”.
Ora: potrebbe esistere qualcuno disposto a credere e investire in quest’idea completamente folle? Siamo in Italia, quindi sì. Se tutto ciò è vero, o sti tizi diventano milionari oppure li sbattono in galera prima. Se è falso, è un esempio perfetto di viral marketing, qualunque cosa lo spot realmente promuova (una qualche sorta di coscienza ambientalista, per esempio, e in tal caso chapeau).
Update: buona l’ultima. E a proposito dell’interrogativo posto sopra:
Moltissimi, anzi purtroppo la maggior parte, gli interessati che, ignorando completamente qualunque risvolto ambientale, hanno telefonato per avere info sull’acquisto, “fiutando l’affare”.