This was meant to be a very long and verbose post.
It won’t be, ’cause I don’t have time to waste writing it right now. I thought about something intelligent to write here as the last post of the year, something about the world, about me, about what I’ve done this year and the results of it. Let’s just say 2007 has been half-good. Which is not ‘half-bad’. Half-good. Positive thinking. Let’s see how 2008 will be. Happy new year, folks.
C’è Boyle. C’è Tykwer. C’è Aronofsky. Ecco qui la mia triade di registi schizzati che amano la techno. E poi c’è Pi, il film d’esordio di quest’ultimo, del quale devo ancora decidere cosa pensare. Il budget era basso, il bianco e nero sgranato alla Clerks parla da solo. Ma Aronofsky aveva del potenziale da vendere già allora: la cura dei dettagli, il paranoide protagonista, la musica angosciosa (a un certo punto attacca pure Angel dei Massive Attack, da quel disco-deposito da cui tutti attingono). La sequenza delle pillole verrà ripresa verbatim in Requiem for a Dream, film che potrei vedere diecimila volte di seguito e diecimila volte piangerei. La pazzia del matematico viene dipinta senza i toni caldi di A Beautiful Mind, lo spettatore non prova empatia con l’inquieto e inquietante Sean Gullette, lo vede come una sorta di alieno proveniente da chissà dove, con la missione di isolare il maledetto numero a 216 cifre a partire dall’affascinante spirale aurea. Negli 80 minuti di pellicola c’è spazio per un complotto economico-giudaico, per un cervello trovato lungo la banchina della metropolitana e per innumerevoli digressioni filosofiche. E alla fine si ritorna sempre a parlare di Matrix, che però puntualmente uscì dopo il film ogni volta in questione. Come opera prima non c’è dubbio, è pazzesca. Per i miei gusti però c’è forse un po’ troppo, e io nei film mindfuck ci sguazzo. Ciò non toglie che questa scena tormenterà i miei sonni per un bel pezzo.
Domani sera in piazza a Mantova ci sono i Finley.
Want to post that latest Fall Out Boy hit on your Blog?
Upload it and paste in the code and you’re set!
Ed eccolo qua, il servizio di filehosting spudorato, che nemmeno si nasconde dietro la foglia di fico del “no mp3, no crack, no porno” ma anzi ti invita a pubblicare materiale protetto da copyright del quale chiaramente non detieni i diritti. Non so quanto durerà senza un cavolo di temibili terms of use da accettare pena il reset immediato dell’account e cento frustate, ma a me a istinto sta simpatico, tanto che mi sono già registrato. Che 5 giga di spazio hotlinkabile fanno comodo, eccome. E MadMatt ancora non se l’era preso nessuno.
Lui è quel fantastico personaggio che a suo tempo mi chiese se ero musicista (poi tagliai i capelli, e da allora nessuno me lo ha chiesto più). Come si può non amarlo alla follia dopo un video del genere, più Badly Drawn Boy che mai?
I have a headache. And I’m kind of sad. I always am this time of the year actually. Truth is, I’d really love to go there next week. I really really would. Not just because of the bands (apart from Nightwish of course, which alone is already a good reason to travel miles). Because of the experience itself. A European festival is an experience I still miss, and I have the urge to fill that void. And the last time I went abroad was in early 2006. Ways too long ago. The last time a took a plane was even longer ago, summer 2004 I guess. So, well. Ich möchte nach Oberhausen fliegen. What keeps me from going? It’s easier to tell what doesn’t keep me, namely my very own carpe-diem philosophy I have developed lately. For the rest I have to face the reality, which is: even if I buy the ticket on eBay (and I’m actually keeping an eye on a couple of auctions), there’s absolutely not enough time for it to come my way (damned Christmas holidays). Given that, all the rest follows. And last but not least, I don’t have a single friend willing to follow me, so I’d have to go there alone. So now I’m here, with a headache, pissed off, writing a lame post in English. And I’m very much likely to let these fucking holidays pass doing nothing (or even worse, studying). Fuck off, Santa. And Rudolph, too.
Perché poi trovi un film registrato per sbaglio qualche secolo fa, in cui il protagonista è James Spader e l’antagonista Keanu Reeves, e dici, ma sì, va, guardiamolo. E voila, il thriller più ridicolo della storia del genere. Un’americanata, ma nemmeno un’americanata Americanata (that is: Die Hard). Un’americanata fatta male. Tutto quello che pensate possa succedere, pensa te, succede. Lei non morirà come l’altra, vero? Ma sì, muore anche lei. Quella macchina non esploderà, vero? Ma sì, che diamine, certo che esplode. Lui non sarà così pirla da non accorgersi che? Sì, sì, è così pirla. All’ospedale non andrà mica a visitarlo la psicologa con la quale lui ci prova, vero? Come volevasi. La scena madre è il poliziotto che risponde noncurante al telefono durante un inseguimento, e continua anche mentre rincorre e bracca il malvivente. Fenomeno. Ogni tanto riprese a muzzo stile Lucignolo dj della notte, tanto per dare un tocco mistico a dei pensieri scombinati. Ciliegina la colonna sonora tamarra con Rob Zombie nelle scene di azione, che mancava solo lui.
Edit: nella colonna sonora c’è anche questa, e canta lei. Sì, suona familiare. E no, non è una cover. Don’t tell me cause it hurts.
Dell’ultimo di Cronenberg, Eastern Promises (non La Promessa dell’Assassino, per carità), tanto si potrebbe dire. Per esempio che è l’ennesimo capolavoro che quel genio del male sforna. Oppure che Vincent Cassel sì, con la regia giusta e un ruolo ben scritto, è un grande attore. Di Naomi nemmeno parlo, che credo già sappiate quanto la amo.
Però per ora mi preme solo rendere noto che io venderei l’anima pur di arrivare a 49 anni come Viggo Mortensen. Un pezzo di figo, in tutti i sensi. C’è un turning point cruciale nel film che fa raggiungere all’opera lo status di Perfezione, e lui ne è il protagonista assoluto. Lui e il suo corpo nudo, scolpito e tatuato. Cazzo. È una scena talmente bella che da sola vale la pellicola, che già di per sé viaggerebbe attorno al 9-9 e mezzo. Qui se volete c’è Cronenberg che ne parla.
Dopo una corte durata svariati mesi, oggi mi sono regalato questo:

Vediamo quanto ci mettete a scoprire cos’era in origine questo strazio.