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Visto che ora che lo mettano su YouTube campa cavallo, casomai l’aveste perso qui c’è il pezzo più bello mai fatto dalla Littizzetto, domenica scorsa a Che tempo che fa.
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Perché io sto ancora pensando a quell’asta che ho perso. È inutile che mi convinca che:
- quattro fogli non valgono 100 dollari
- anche se ora li avessi non me ne farei niente
- so per filo e per segno cosa contengono
- se uno passa la vita a comprare body di Barbra Streisand e jeans di Dave Mustaine tanto bene non sta.
Non cambia il fatto che a 20 secondi dalla chiusura sono stato battuto. In 20 secondi e preso alla sprovvista non ragioni lucidamente. E ti dimentichi di rilanciare. O meglio. Pensi a quanto puoi permetterti di spendere. E sei sicuro che comunque resterai impigliato in offerte pregresse. E non rilanci.
Poi perdi, e lì lì pensi: cazzo. Il secondo pensiero è: pazienza. Il terzo è: è inutile che mi pianga addosso ora.
Passano due giorni. E tu sei ancora lì che ci pensi. E da una cazzata cominci a tracciare disegni psicologici più estesi. Questo è quello che sistematicamente mi succede quando passo troppo tempo da solo, peggio se a (far finta di) studiare.
Ho bisogno di prendere aria. Un concerto sarebbe l’ideale.

Io è troppo tempo che non viaggio, già lo dicevo nel rant di un mese fa. Stanotte ho trovato in un cassetto 161 dollari e 80 sterline. Fanno all’incirca 220 euro in valuta estera. Cambiarli no, vuoi mettere le commissioni che ci pago. Tanto prima di morire in quei posti ci torno. Forse. A giudicare dallo stato di conservazione, credevo che i dollari risalissero ai viaggi intercontinentali fatti rispettivamente a 8 e 9 anni (*). Invece no, perché il più vecchio risulta essere del 1999. Alcuni erano un pagamento di qualcosa, dell’epoca in cui i fan dei Cranberries erano persone a modo e si passavano vhs. Gli altri non ricordo. Soprattutto i 100$ col faccione piccato di Benjamin Franklin, che sembra dire “occhio a come mi spendi, che mica sono un Washington in parrucca qualsiasi”. Comunque non cambia la sostanza, ovvero che hanno sopra una patina di muffa, gradevole al tatto e all’olfatto. Ancora un po’ e me li ritrovavo cartapesta. Che già i dollari sembrano i soldi del monopoli, tutti lunghi uguali, larghi uguali, monocolori uguali. Potrei riciclarli come segnalibri, ché tanto passano inosservati. Vuoi mettere i colori pugno-in-un-occhio della BCE. Ti mettono quasi soggezione. Cazzo, 100 euro. Chessarannomai, 100 dollari.
(*) ancora mi chiedo come fosse venuto in mente a mio padre di portarmi con lui e una compagnia di vecchietti a fare il coast-to-coast, e a mia madre di acconsentire. Mi rispondo che dieci anni fa i miei erano altre persone.
Il video è magnifico e la canzone pure. Loro come sempre sarebbero da stimare solo per come dicono quello che dicono.
Se Charlie fa skate,
non abbiate pietà
crocifiggetelo,
sfiguratelo in volto
con la mazza da golf
Amen.
Molti film che adoro in realtà tutti interi li ho visti una volta sola. Vuoi per tempo, vuoi per opportunità, vuoi per voglia di farlo. Il caso più frequente è che li vedo al cinema o in divx (sì, non ruberesti mai un’auto ecc. ecc.) e poi se merita compro il dvd doppio non appena lo trovo a un prezzo decente. Così è stato per Children of Men, uno dei capolavori più mastodontici degli ultimi anni, che ho rivisto la scorsa notte.
Ho voglia di parlarne un po’.
Warning: may contain spoilers.
(more…)

Ciao Heath.
Qualche giorno fa ho trovato questo video, facendo pulizia sul pc:
Non mi ero mai reso conto prima di quanto questa canzone fosse bella. Si chiama Strange World e la cantava Ké nel lontano 1995. Del suo repertorio è l’unica che conosco e la trovo magnifica, testo, musica, interpretazione e video (diretto da una Sophie Muller in stato di grazia). Pure lui è bello, diciamola tutta. Lui è quella canzone. Un qualcosa di ascetico, sovrannaturale, puro. Non ho particolari ricordi legati a Strange World. So solo che la conosco da un sacco di tempo, uno di quei pezzi che esistono, praticamente da sempre. Dice Wikipedia che Ké è newyorkese e all’anagrafe fa Kevin Grivois, figlio di una Cherokee e di un francese. All’epoca ebbe un discreto successo in UK, Germania e Italia (comparsata allucinato-paracula al Festivalbar con folla urlante inclusa). Ha pubblicato tre album, l’ultimo nel 2001, e poi è sparito. Su Amazon vendono I Am [], quello che si apre con Strange World, a un centesimo. E io sto quasi pensando di farlo mio.
domenica 20 gennaio 2008
MODIFICAZIONE ORARI REGISTRAZIONE
Ciao ragazzi/e,
volevo avvisarvi del cambiamento di orario per la registrazione di cultura tedesca.
Si terrà domani 21/1 alle ore 15, l’aula sarà resa nota domani, basta guardare in bacheca.
La sera prima lo dice. La sera prima. Nemmeno sul sito dell’università. Su un blog gestito da una studentessa. Tanto tra le 10.30 e le 15 voglio dire, cosa cambia. Tanto tra un’aula e l’altra santo cielo, cosa cambia. Tanto tra essere bocciati e essere bocciati cristodio, cosa cambia.
È in momenti come questo che desidero avere il porto d’armi. Per quanto con lei servirebbero i proiettili d’argento.