Contro l’emarginazione dei bulbi oculari
Carfagna, fai qualcosa.
Carfagna, fai qualcosa.
Giusto ieri volevo scrivere un post dal titolo “Perché non sono un tipo da 30 e lode”.
Venti minuti fa ho preso 30 e lode.
…
Capisci che il tuo gatto è veramente uno stronzo quando ti graffia nell’interno narice sinistro.
Scrissi mesi e mesi or sono che Mantova vive una settimana all’anno. In realtà, da cinque anni a questa parte, Mantova vive anche un’altra settimana, a maggio, quando c’è il Musica Festival e senza dir niente a nessuno qualcuno che valga la pena andare a sentire ci capita.
Ieri sera c’era questo:
20.30 Campo Canoa
RASSEGNA di artisti emergenti TAO, SILVIA DAINESE, LOMÈ, ELISA AMISTADI, FABIO CAUCINO
Presenta PAOLA MAUGERI
Ospiti
DARIO VERGASSOLA, ANDREA MINGARDI, BUGO IN DUO
LUCIA VASINI
Al Termine:
HORMONAUTS, RAIZ, DJ SET HOWIE B
“Al Termine” significa a mezzanotte. Prima l’imperdibile Paola Maugeri (che storicamente non riesco a soffrire, anche se povera, lei ce le mette tutta, ma quella pronuncia inglese “sai, io ho passato tanto tempo a Londra” ogni minimo anglismo che le capita in bocca mi irrita oltremodo) presenta la rassegna di artisti “che per usare un nome che non mi piace dico emergenti”. Quando arriviamo (sì, ho convinto gente a seguirmi, no, non si sono goduti) sul palco c’è quello che immagino essere Fabio Caucino, degno emulo di “tristezza a palate” Mariottide. Segue Silvia Dainese, un’artista “timida e poliedrica” (cfr. Maugeri 2008), che si distingue per un lirismo carico di espressioni auliche quali “mangio la marmellata” e “cammino a passo lènto”. “Mi sento osservata”, dice tra un brano e l’altro. Tesoro, sei su un palco illuminato. I Tao fanno i rockettari tirati, ma cantare baggianate in italiano li penalizza non poco nonostante le evoluzioni negramaresche. Elisa Amistadi, accompagnata da un febbricitante chitarrista, non fa cose trascendenti ma ha un voce magnifica che mi colpisce. A un certo punto le parte una base e deve ricominciare, scusandosi mille volte: di che? Succede anche ai migliori, non ti crocifiggeremo certo per questo. Comunque sia, le auguro tutto il bene del mondo.
Spunta Vergassola. Premessa: mi è sempre stato simpatico, ma a piccole dosi. Dal vivo però è molto più spigliato e molto meno sfigato di quel che sembra in tv. Parla sempre di quelle cinque cose (bonazze, masturbazione, nessuna gliela dà, piccolo è bello, Berlusconi) ed è lui stesso ad ammetterlo, ma in mezzora non tace un secondo, ne infila una dietro l’altra e fa inaspettatamente ridere a più riprese. Una sopresa, in un certo senso.
Così come l’ultima band emergente: i Lomè possono vantare uno stile peculiare, una grande eleganza, un contrabbasso e un frontman che passeggia inchinato sul palco. E poi nel pomeriggio li hanno derubati e approfittano del microfono per chiedere indietro almeno le patenti. Poveri. Ma bravi. Avete trovato un fan, se la cosa vi consola.
La Maugeri si congeda, deve tornare a Milano ad allattare il pupo. Mi fa tenerezza. Potrei iniziare a riabilitarla, perdonandole anche il riferimento al suo programma che nessuno vede, Scalo 76, e che pure lei si sente di fare nonostante come passerella per gli sconosciuti non sia poi sto granché (3 ore di diretta al sabato pomeriggio su Rai Due sono la MORTE della musica).
Arriva Andrea Mingardi. È simpatico, Mingardi. Apre con È la musica, e dici “vabbè”. “Ruaknruoll! Su ste mani!”, ma ecco, negli anni cinquanta magari. Ci crede, si diverte, qualcuno si diverte anche giù. “Conoscete Mina?”, sì, conosciamo Mina. Parte la base di Mogol e Battisti con lei registrata, e lui entra tipo a metà, sollevando legittimi dubbi circa la sua effettiva interpretazione (non me la sento di escludere l’opzione playback totale). Poi siccome siamo tutti cresciuti a pane e Bill Haley inforna Blue Suede Shoes + Be bop a lula + Tuttifrutti. “Cantate, cantate quello che volete!”. Ma sì, ma anche meno. Poi attacca un pippone mostruoso su quanto sia duro fare musica oggi, e ai suoi tempi sì che anche se eri un pirla ti prendevano invece adesso no, che brutto mondo, che bastardi i discografici, che schifo il mercato, quanta gente di talento che va a zappare. Il pubblico rumoreggia, la sostituta della Maugeri (Lucia Vasini, con un plaid avvolto intorno al collo) irrompe nel bel mezzo del pistolotto a presentare gli ospiti e ringraziare.
È quasi domani, fa un freddo cane e c’è un’umidità pazzesca siccome siamo di fianco al lago. Io in long sleeve soffro. Vergassola, imbacuccato neanche fosse nella steppa russa, pronuncia la frase che dà il titolo al post. Si spengono le luci, ci si prepara al concerto vero.
Il primo a salire, contravvenendo il programma, è Raiz, accompagnato dagli SteelA. Interessante dialogo opener/main act, che trovo geniale: salgono gli SteelA, suonano due pezzi per scaldare il pubblico, il cantante saluta e si scambia con Raiz, gli altri musicisti restano. Alla fine tutti assieme appassionatamente. Gli SteelA sono dei ragazzi salentini, fanno un raggae elettronico che molto deve ai Subsonica (manco a dirlo, sono sotto Casasonica), fanno saltare e si sanno muovere bene sul palco (specie il tarantolato tastierista, instant-hero personale, che è andato a lezione da papà Boosta). Qui li si stima, potrebbe essere nato un amore.
Raiz si presenta vestito da croupier, con due braccia pompatissime. Sembra uno scaricatore di porto a un matrimonio. Oppure, non so per quale strana connessione cerebrale (Babydaddy degli Scissors Sisters?), un’icona gay. La camicia mezza dentro e mezza fuori dai pantaloni però è Stile con la S maiuscola. Raiz, lo premetto subito, lo conosco poco, anzi niente. So solo che se in Italia a suo tempo il trip hop è arrivato lo dobbiamo anche a lui e ai suoi Almamegretta. E poi ha remixato Karmacoma quindi merita rispetto a prescindere. Canta in napoletano, ma è quasi offensivo dire che fa “musica napoletana”: il neomelodico grazie al cielo è solo una delle tante influenze. “Ma ti piace?”, chiede chi mi sta accanto. Sì. “Ma capisci qualcosa?”. No, ma l’arte non va per forza capita. Pollock non lo capisco, eppure mi piace. Lost Highway non lo capisco, eppure lo adoro. Raiz non capisco che dice, ma mi prende. Crea un’atmosfera magica. È bravissimo. E lo sto vedendo gratis, quindi apprezzo due volte.
Gli Hormonauts attaccano verso l’una di notte, dopo il cambio palco più veloce della storia. Sono tre pazzi come ci si potrebbe aspettare. Li vedo praticamente dalla prima fila, peccato solo che tra la transenna e il palco ci saranno cinque metri (non scherzo). Comunque fanno ridere, intrattengono, suonano dignitosamente, fanno i punk nongiovani (al grido di nudo nudo Andy si toglie la maglietta, continuando a strimpellare con la panza cascante). Tanti siparietti (una birra 5 euro?), un contrabbasso letteralmente cavalcato, l’inaspettata cover di Tainted Love. Ci ho sperato fino alla fine, ma niente Staying Alive (sob). Comunque sia, eccezionali. Da vedere rigorosamente gratis, ma eccezionali.
Per quei quattro gatti rimasti a prendere l’umido c’è nientemeno che Howie B a mettere i dischi. Howie B per me è questo video, registrato secoli fa durante la Chill Out Zone notturna di Mtv (i bei tempo in cui mi drogavo di Mtv). Howie B mi piace, anche dal vivo. È che non sono nella condizione giusta per godermelo. Nello specifico: 1) sono stanco, 2) ho freddo, 3) la location è sbagliata, 4) le luci fanno pietà, 5) non sono in compagnia, 6) non sono brillo, 7) non sono in una grande metropoli europea, e comunque 8 ) non ho voglia di ballare.
Dopo un quarto d’ora getto la spugna, anche se un po’ mi spiace perché Howie B che mette i dischi non capita tutti i giorni. Rimedierò in un’altra vita, promesso.
Dunque, voglio dare un indirizzo memorizzabile all’account di Flickr (che avevo saturato e abbandonato, ma voglio riprendere).
Il punto è che.
mattia
madmatt (7 foto di cui 6 della moto)
mad (vuoto! bastardo!)
matt
madm
madman
madmad
madguy
madboy
madworld
madmatt87 è libero, ma odio buttarci dentro l’anno. Allo stesso modo odio combinazioni di lineette sopra sotto e di fianco. madmadmad direi di evitarlo.
Passiamo all’altro filone di papabili nick.
sleepwalker
sleepwalk
sleep
sleepy
sleepwalking
sleepwalkwithme c’è. Ma fa schifo.
L’opzione nomecognome non mi è mai nemmeno passata per la testa (e poi, voglio che sia memorizzabile). Sono ufficialmente in crisi.
Inizio a ritenere che quel concerto che vidi come inviato lo scorso novembre fu frutto di un errore cosmico.
Fabri Fibra feat. Gianna Nannini - In Italia (Cosimo Alemà, 2008)
Linea 77 feat. Tiziano Ferro - Sogni risplendono (Francesco Fei, 2008)
Faccio coming out: mi piacciono entrambe.
