Scheiße
Io domani ho l’esame di tedesco.
Mi sono recato bello bello al suo concerto in piazza a mezz’ora da casa mia, senza sapere che Goran Bregovic è quasi morto cadendo da un albero due settimane fa.
(Volevo fare un post sarcastico, mi limito a fargli gli auguri.)
La scorsa notte ho sognato che ero alle superiori, in un’aula c’era una conferenza che veniva evacuata, in un’altra un locale gay e io chiedevo in segreteria: “quando suonano i Baustelle?”.

Gazzetta di Mantova, prima pagina di oggi, posizione centrale.
Francesco Bianconi, quel Francesco Bianconi, me lo sono trovato davanti ben 10 volte. Eppure fino a ieri sera non avevo mai avuto un contatto diretto con lui, per lo meno un contatto che andasse oltre i canonici “possiamo fare una foto insieme?”/”mi autografi questo, questo e questo?”. L’ho sempre stimato un sacco come musicista, cantante e autore, dall’uscita di Amen in maniera particolare. Adoro quello che dice e come lo dice, il suo modo di accostare le parole, la sua capacità di parlare di cose terribili facendoti ballare allo stesso tempo. Dal punto di vista artistico insomma è indubbio che lo ami. Parecchio, anche. Dal punto di vista umano invece ho sempre fatto fatica a inquadrarlo, trovandolo un personaggio complesso, inarrivabile, perso nel suo mondo. Sul palco dà l’idea di non sentirsi completamente a suo agio, di essere teso, infastidito o contrariato da qualcosa. Un bizzarro misto tra timidezza e superbia. Sembra che se la tiri, volendo. Per esperienza personale posso dire che è gentilissimo coi fan, ma per una sorta di timore reverenziale non avevo mai veramente interagito con lui.
Poi ha dichiarato questa cosa, che ho trovato pienamente condivisibile e di una lucidità estrema e che nonostante l’ovvia obiezione di essere un discorso di comodo riflette anche la mia posizione in questo preciso momento storico/politico. Mi è piaciuto questo suo esporsi e questa sua determinatezza e ieri sera a margine del concerto gliel’ho detto, articolando parole a caso e (non me l’aspettavo ma) col cuore che mi batteva neanche gli stessi facendo una dichiarazione d’amore. Mi ha ringraziato caldamente, mi ha stretto la mano e abbiamo scambiato un paio di battute a proposito. Ho avuto l’ennesima conferma che la mia passione per i Baustelle non è immotivata e va ben oltre il semplice fattore musicale, i dischi, i live, l’essere fan. Io a queste persone voglio veramente bene, e me ne rendo conto più passa il tempo e approfondisco la loro conoscenza, concerto dopo concerto, incontro dopo incontro. Sono quelle cose che ti fanno tornare a casa sollevato, in pace con te stesso e con gli altri, felice di aver percorso decine di chilometri per andarli a sentire nonostante lo spettacolo sia bene o male sempre quello e sia la sesta volta che li vedi in tre mesi. Vale la pena, sempre e comunque.
Dunque, ci sono i Lacuna Coil nelle figure di Cristina e Andrea che si sono inventati questa bella iniziativa. Ci sono io che non so cantare, non so suonare, non so ballare e non ho filmato gli stalkeraggi che mi pareva poco carino, ma ho ripreso un minuto e mezzo di Daylight Dancer dalla prima fila lo scorso primo dicembre a Milano. C’è YouTube che ha distrutto la qualità del video per cui è una cosa tutta pixelosa, ma è il pensiero che conta. E ci siete voi che so che mi volete tanto bene, che dovreste aggiungere un commento qualsiasi al video per dimostrarmi il vostro affetto, entro e non oltre il 30 giugno (farà fede il timbro postale).
Ve lo embeddo anche, così appesantiamo un po’ la pagina:
Nella remota evenienza in cui vincessi, offro da bere a tutti e quattro. E grazie, in anticipo.
Ho testé scoperto che Craig David è tornato, tamarrizzandosi non poco nel mentre. Per il video, si noti ancora una volta l’onda lunga di MC Hammer.
Con il cuore in mano, voglio ricordarlo così:
(Un po’ tamarro già lo era in effetti. Ma tamarro chic.)
(Su base empirica.)
Fotocopie di fax.
Fotocopie di fotocopie con toner in esaurimento.
Fotocopie con fronte e retro orientati in modo diverso.
Appunti non tuoi con abbreviazioni.
Appunti scannerizzati.
Appunti a matita scannerizzati.
Stampe inkjet di appunti a matita scannerizzati.
Stampati di pdf impaginati stile wall of text.
Dispense con fotocopie di libri sottolineati a pennarello nero.
Dispense con fotocopie di fotocopie, estremi delle pagine mangiati.
Dispense con fotocopie di libri in programma, da acquistare separatamente.
Dispense di 20 pagine che costano un euro e cinquanta.
Libri usati con interi paragrafi evidenziati in arancione.
Libri usati con interi paragrafi evidenziati in fucsia.
Libri usati con interi paragrafi evidenziati in azzurro.
Libri usati e sottolineati a cavolo.
Libri usati e sottolineati a biro.
Libri fotocopiati alla viva il parroco.
Libri fotocopiati e rilegati in modo che non si girano le pagine.
Libri inutili scritti dal vicerettore, che devi comprare originali.
Libri inutili scritti dal docente, che devi comprare originali.
Libri di 250 pagine che dicono tutto quel che c’è da sapere nell’introduzione.
Libri in lingua, non si capisce parlata dove.
Libri in italiano, non si capisce parlato da chi.
Libri pieni di citazioni a cazzo stile guarda quanto ho studiato.
Libri con citazioni in tre-quattro lingue diverse.
Libri zeppi di note più che superflue.
Libri di autori che non possono fare a meno di citarsi ogni due pagine.
Libri di autori che abusano di due o tre espressioni inusuali.
Libri talmente maneggevoli che non stanno aperti.
Libri pallosi che vogliono fare i simpatici.
Libri irreperibili, ma procurateveli in qualche modo.
Tesi di laurea che vanno in stampa ancora piene di errori.
Tesi di laurea scritte per compiacere il relatore.
Tesi di laurea composte al 75% di fuffa.
